Lo avevo promesso: eccomi a parlare del ristorante dove sono andato a rifocillarmi dopo che il mio tatuatore mi ha escavato il polpaccio destro. In previsione della notevole perdita ematica, con la mia fidanzata si era convenuto di andare in un posto dove si potesse mangiare carne e la scelta è ricaduta sul Sibiriaki, in via Bellezia 8 a Torino (in pieno quadrilatero romano, zona centralissima e molto di moda), poco distante dallo studio di Kaifa. Era da parecchio che volevo andarci, dato che in molti già mi avevano decantato il posto non solo per l’originalità della cucina ma anche per la bellezza dei locali.

In effetti, il ristorante è assai bello e, seppur poco appariscente dall’esterno (mi viene quasi da dire che il dirimpettaio Las Rosas lo è di più), all’interno presenta delle sale molto accoglienti con un mobilio non straelegante che però fa decisamente sentire a proprio agio il cliente. Meravigliosi, poi, il soffitto a cassettoni e i mattoni a vista in certi punti.
Il menu presenta una serie di proposte davvero originali e interessanti, sia nel reparto cucina siberiana, sia in quello che a prima vista potrebbe sembrare più tradizionale – ma che poi in realtà non lo è del tutto, ci sono accostamenti davvero notevoli e che non avevo mai visto prima. Il piatto forte del locale, però, è il sibir. In pratica, viene consegnato dai gentilissimi e solertissimi camerieri un gettone a chiunque lo ordini e con questo ci si deve presentare in una sala apposita dove si viene dotati di piatto vuoto. Questo deve essere riempito con carne cruda, gamberoni e verdura presa dal buffet lì vicino, in quantità a proprio piacimento (sì, è anche possibile fare l’effetto torre-eiffel con salsiccia e spezzatini vari); si consegna poi la struttura così composta al cuoco che ritira il gettone e che con grande maestria sbatte il tutto su una piastra bollente apostrofando il cliente con la domanda: come vuole la cottura?
Questione di pochi minuti (per me rigorosamente al sangue!) e il piatto viene riconsegnato, con riso bianco e/o nero (riso venere) a piacimento. Una volta avuto nelle mani la propria ricomposta struttura di carne e verdura – rimpicciolita causa cottura – è poi possibile condire il tutto con una serie notevole di spezie (una dozzina) e salse (tre, una più buona dell’altra): questo momento è critico perché può essere difficile riuscire a percepire il confine che passa tra rendere il tutto più gustoso e renderlo immangiabile. Il mio (e non solo mio) consiglio quindi è di mettere poche spezie, di massimo 4 tipi, in un angolo del piatto (ammettendo di avere spazio a sufficienza) e provare le salse evitando con accuratezza di mischiarle tra di loro (rovesciandole magari sul riso che comunque servirà non poco a stemperare la piccantezza delle suddette, specie se si sceglie di abbondare con quella a base di peperoncino).

La mia soddisfazione nel consumare il sibir è stata notevole: la qualità della carne era molto alta e la cottura praticamente perfetta. Solo i gamberoni non erano all’altezza, ma avendone presi solo un paio la cosa non mi ha deluso.
Abbiamo poi concluso la cena con un paio di dolci, anche quelli molto originali e gustosi. Il tutto annaffiato da acqua naturale (non ero in serata da alcolici, quel giorno), per un totale di 72 euro in due.
Consigliatissimo.

OTIUM E SIBIRIAKI
Via Bellezia, 8/g
10122 – Torino (TO)
Tel. 011.4360738
Chiuso il lunedì

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