Alle volte ti capita di osservare particolari apparentemente insignificanti che però restano lì, in un angolo della tua mente, e ti portano a riflettere su cose ben più grandi.
Per esempio, l’altro giorno stavo buttando la spazzatura, nello specifico l’indifferenziata e l’organica, e nel cassonetto dell’umido c’erano, in bella mostra, due flaconi di detersivo. Rigorosamente in plastica, si intende. Al di là del fastidio immediato (con annesso pensiero: ma cazzarola, non vuoi fare la differenziata? usa il cassonetto vicino!), ho poi accantonato la cosa categorizzandola come “piccoli segnali di inciviltà”.
La realtà, però, non è così. Anche un – relativamente – piccolo segnale come quello la dice lunga sulla troppo diffusa mancanza di coscienza civile ambientalista. Qui, attenzione, non si tratta di scendere in piazza a manifestare contro i produttori di pellicce (anche se male non si farebbe) o di stendersi davanti alle ruspe manco fossero i carrarmati in piazza Tien An Men (anche se qualche garanzia in più su come vengono fatte certe infrastrutture sarebbe più che gradita). Qui si tratta molto più banalmente di rispettare gli spazi di tutti, non solo in una prospettiva di immediatezza, ma anche in un’ottica più a lungo periodo.
Ieri sera ad Anno Zero si parlava della spazzatura nel napoletano. La situazione – per usare un eufemismo – non è certo delle migliori. Ma sul come si è arrivati ad avere le strade con i cassonetti strabordanti si parla troppo poco e, comunque, soltanto prendendo in considerazione il lato politico (colpa della sinistra, colpa della destra) o il lato criminale (certo, non ci fossero i camorristi che hanno interessi…). Mai che si sottolinei la mancanza di educazione degli italiani, in tal senso. Vorrei sottolinearlo: degli italiani. Non è di certo prerogativa di Napoli, la maleducazione.
D’altra parte, se anche nel padanissimo nord le persone sono abituate a mettere la plastica nei cassonetti dell’umido (nei quali peraltro il 70-80% dei sacchetti non sono compostabili), buttare mozziconi-pacchetti di sigarette vuoti-carte di caramelle-eccetera dal finestrino dell’auto, lasciare le cacche dei cani in mezzo ai marciapiedi, sputare come lama (non Luciano) per terra e a fare tante altre “piccole” cose con il pensiero del “tanto, cosa vuoi che sia se per una volta lo faccio?”, uno si può spiegare meglio come un’organizzazione delinquenziale molto presente sul territorio possa sfruttare anche questa maleducazione così diffusa per i propri fini. Se poi parte dei rifiuti nordici non fanno altro che essere trasportati in Campania, be’, il danno come si suol dire è completo.
È un po’ come scopare per terra e nascondere la polvere sotto un tappeto.
Ognuno di noi dovrebbe prendersi la responsabilità di smaltire nel modo più adatto i rifiuti che produce e di ridurre gli sprechi (penso all’acqua o all’elettricità). Mi rendo conto che non è sempre facile, tra le differenze esistenti da un comune all’altro e le complicazioni e scocciature che porta un’attuazione davvero corretta della differenziazione (per dirne una, i tetrapak, che a Torino vanno nella carta, vanno lavati prima di essere buttati e per quelli del latte a lunga conservazione spesso non è sufficiente una rapida sciacquata). Basta però farci l’abitudine, informarsi.
In fondo ne va della salute e del benessere di tutti.
E poi è necessario e fondamentale educare bene le nuove generazioni, ma questo non vale solo per l’ambiente e la raccolta differenziata. Le iniziative non mancano. Manca la voglia di schiodare il culo dalla sedia e far alzare i propri figli da quella pessima baby sitter che è la televisione.

Edit: la mia futura mogliettina – opuscolo dell’Amiat alla mano – mi ha fatto notare che qui da noi, a Torino, l’umido può essere buttato dentro ai sacchetti di plastica. Come riescano poi a differenziare l’involucro dal contenuto mi è ignoto, ma queste sono le disposizioni. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Continuerò tuttavia a usare i sacchetti compostabili in mais, lo preferisco. :P

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