Alle volte mi stupisco di come basti scoprire una nuova passione non solo per ampliare le proprie conoscenze, ma anche per entrare in contatto con tante persone che sarebbero rimaste delle perfette sconosciute. L’improvvisa decisione di far fare un salto di qualità alla mia passione per il piccante, decidere cioè di non limitarmi a essere un consumatore finale ma anche un “produttore”, mi ha portato a cercare sulla rete informazioni sulla coltivazione dei peperoncini. In particolare, sono approdato a un forum dove ho trovato delle persone eccezionali sia umanamente, sia come preparazione e disponibilità, che con il loro esempio e i loro consigli mi hanno dato una grande spinta per far partire la piccola coltivazione casalinga. La foto che vedete in coda a questo post proviene da uno di questi simpatici “pepperfriends”, mich, un ragazzone svizzero davvero in gamba che ha documentato come a fronte di una semina contemporanea ci sia una differenza abissale tra piante cresciute sotto la luce naturale e piante cresciute in lightbox (una struttura dove le piante ricevono luce artificiale – e calore – per un tempo determinato a priori e con intensità simile a quella estiva). Certo, nemmeno la mia migliore imitazione di Mortino riuscirà a convincere quella santa di mia moglie a costruirne uno in tavernetta (sostiene che sarebbe uno spreco di energia e probabilmente non ha tutti i torti), ma i risultati sono di certo strabilianti e ben fanno immaginare la differenza tra un approccio più leggero e uno più “da professionisti”. Sempre a proposito di mich, consiglio vivamente un giro sia sul suo shop online, sia sul suo canale youtube, dove potrete vederlo alle prese con gli assaggi direttamente dal suo orto (certo, i folli down under sono ancora su un altro livello, ma vi sfido a fare anche solo la metà dei suoi assaggi!).
Edit: a proposito dei lightbox, mi fa notare il buon mich che senza accorgimenti tecnologici, alle “nostre” latitudini, ottenere frutti maturi di determinate varietà è quasi impensabile e che nel nord Europa, particolarmente nelle regioni scandinave (dove si svolgono anche gare ufficiali di mangiate piccanti!), molte coltivazioni non vedono nemmeno la VERA luce …
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Sometimes I wonder how discovering a new passion is useful not just to expand one’s own knowledges, but also to get in touch with many people who would have been perfectly unknown. The sudden decision to make a quantum leap in my passion for spicy foods, that is, deciding not only to be a final consumer but also a “producer”, has led me to look on the net information on the cultivation of chillies. In particular, I came to a forum where I found some exceptional people, both humanly and as preparedness and readiness, who with their example and advice gave me a big boost to start my small home-grown. The photo you see at the tail of this post comes from one of those “pepperfriends”, mich, a swiss lad really good that has documented how, even with a contemporary seed, there is a vast difference between plants grown under natural light and plants grown in lightbox (a structure where the plants receive artificial light – and heat – for a time determined in advance and with intensity similar to the one they would get in summertime). Of course, not even my best imitation of Mort would be able to convince that holy woman (my wife) to build one of those in our tavern (she says it would be a waste of energy and probably she has a point), but the results are certainly amazing and are a good example to imagine the difference between a lighter approach and a more “professional” one. Speaking of mich, I highly recommend a trip both on his online shop and on his youtube channel, where you can see him struggling with some samples directly from his garden (yes, the mad guys “down under” are yet another level, but I challenge you to eat even half of his samples!).
Edit: speaking of lightbox, mich just told me that without techniques like this one, at “our” latitudes would be almost unimaginable to get ripe fruit of certain varieties and that in northern Europe, particularly in the Scandinavian region (where there are hot-eating contests, too), many cultivations do not even see the TRUE light they would need…

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