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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Categoria: Cucina

Nelle ultime settimane, a causa di varie vicissitudini che non sto qui a spiegare, è stato necessario ridurre le spese di casa. Tra le molte cose che ne hanno risentito, c’è anche la dieta. Il che, tutto sommato, non è un male visto che devo dimagrire drasticamente.
I primi alimenti che abbiamo eliminato sono stati gli affettati: prosciutto, speck e simili. E, siccome non si può far a meno delle proteine, abbiamo dovuto trovare dei sostituti: la ricetta di oggi si inserisce proprio in questa ricerca ed è una rivisitazione (anche abbastanza radicale) del classico falafel.

Ingredienti (per 2 persone):

  • 200-250 gr di legumi (fagioli, ceci o lenticchie)
  • 2 cucchiai di farina 00
  • 1 cucchiaio di bicarbonato
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio (opzionali)
  • 1 cucchiaio di cumino
  • 1 cucchiaio di semi di sesamo
  • 1 cucchiaio di coriandolo (opzionale)
  • 1 pizzico di peperoncino in polvere (opzionale)
  • sale e pepe q.b.

Preparazione:
Frullare i legumi cotti e sgocciolati insieme a tutto il resto con un frullatore a immersione. Sì, è tutto!

Il composto così ottenuto si potrà cucinare come meglio si crede: noi lo abbiamo provato facendo delle cotolette, impanandolo e mettendolo in forno per circa 15 minuti a 180°, oppure come ripieno delle trecce di pane (come, cosa sono le trecce di pane? presto su questo blog la ricetta anche di quelle!). Se invece si vogliono preparare i falafel veri e propri, è necessario adottare alcuni accorgimenti: innanzi tutto bisogna usare solo i ceci e fare attenzione che siano secchi e assolutamente non cotti (pena il completo disfacimento del preparato una volta a contatto con l’olio caldo), quindi è necessario fare delle piccole polpettine e friggerle in abbondante olio.
Un piatto gustoso, economico e dietetico!

In recent weeks, due to various problems that I am not here to explain, it was necessary to reduce household expenses. Among the many things that were hit, there is the diet. This is, after all, not a bad thing because I must lose weight drastically.
The first food that we removed were the meats: ham, bacon and the like. And, since you cannot keep going on without the protein, we had to find substitutes: the recipe for today is just part of this research and is a remake (even quite radical) of the classic falafel.

Ingredients (for 2 persons):

  • 200-250 grams of legume vegetables (beans, chickpeas or lentils)
  • 2 tablespoons flour 00
  • 1 tablespoon baking soda
  • 1 onion
  • 2 cloves garlic (optional)
  • 1 tablespoon cumin
  • 1 tablespoon sesame seeds
  • 1 tablespoon cilantro (optional)
  • 1 pinch of chili powder (optional)
  • salt and pepper

Preparation:
Mash the cooked and drained beans along with everything else with a hand blender. Yes, that’s all!

The compound thus obtained can be cooked however you like: we’ve tried doing some chops, breaded and baked for about 15 minutes at 180°, or as a filling of braided breads (like, what are braided breads? on this blog the recipe of these, soon!). If you want to prepare the true falafel, you should take some precautions: first of all you have to use the chickpeas and make sure they are completely dry and not cooked (otherwise there will be a complete disintegration of the preparation when in contact with the hot oil ), then you need to make small patties and fry in hot oil.
A tasty dish, economic and diet!

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Pensare che una volta ero totalmente negato a fare risotti! Da un po’ di tempo a questa parte, invece, mi cimento con un discreto successo: almeno non è ancora morto nessuno con i miei esperimenti!
Quello che segue è il tentativo fatto l’altra sera, nato dal fatto che avevamo un paio di pere avanzate e una confezione di gorgonzola che sarebbe scaduta in capo a pochi giorni.

Ingredienti (per 2 persone):

  • 170 gr di riso
  • 150 gr di gorgonzola
  • 2 pere mature
  • 1/2 cipolla piccola
  • 1 noce di burro
  • rum o vino bianco
  • 1 cucchiaio di curry
  • brodo vegetale

Preparazione:
Sbucciare e fare a cubetti le pere, quindi soffriggere la cipolla tritata nel burro. Quando la cipolla comincia a essere dorata, aggiungere le pere e far andare a fuoco basso finché i cubetti cominciano a disfarsi.
Aggiungere il riso, continuando a girare, e farlo tostare per 1-2 minuti. Sfumare con il rum (o vino bianco), a fiamma viva.
Continuare a cuocere come un risotto normale: a fuoco basso e aggiungendo il brodo man mano. 4-5 minuti prima della fine della cottura, aggiungere il cucchiaio di curry: serve principalmente a dare colore e un retrogusto esotico al piatto, quindi non bisogna esagerare.
A cottura ultimata (quindi a fuoco spento), far mantecare con il gorgonzola fatto a pezzettini. Girare finché non si è sciolto completamente e servire.

Un paio di piccole osservazioni: il curry è opzionale e nella prova che ho fatto l’utilizzo del rum forse ha reso il piatto un po’ troppo dolce. Comunque il piatto è piaciuto e credo lo ripeteremo!

I was thinking that once I refused to prepare rice dishes ’cause I was totally unable to! For some time now, however, I make some attempts and I have to say I’m becoming quite successful: at least noone died yet with my experiments!
What follows is the attempt I made a couple of evenings ago, born from the fact that we had a couple of pears and a packet of gorgonzola cheese that was to expire in a few days.

Ingredients (for 2 persons):

  • 170 gr of rice
  • 150 g gorgonzola
  • 2 ripe pears
  • 1/2 small onion
  • 1 knob of butter
  • rum or white wine
  • 1 tablespoon curry
  • vegetable broth

Preparation:
Peel and dice the pears, then saute the chopped onion in butter. When the onion begins to be golden, add the pears and let go at low heat until the cubes begin to unravel.
Add rice, continue to turn and toast for 1-2 minutes. Blend with the rum (or white wine), at high flame.
Continue to cook as a normal rice on a low heat and adding the broth little by little. 4-5 minutes before the end of cooking, add a tablespoon of curry: it is mainly used to give color and an exotic taste to the dish, so do not exaggerate.
When cooked (without further heat), stir in the gorgonzola cheese made to small pieces. Turn until it is completely melted and serve.

A couple of little observations: the curry is optional and my test with the use of rum may have made the dish a bit ‘too sweet. However, the dish was a success and I think I’ll do it again!

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Spalmato nel letto, mi appresto a scrivere il post di domani, oggi per chi legge. E sì, scrivo sempre la sera: d’altra parte sarebbe difficile farlo subito prima di pubblicare, visto che solitamente sono in ufficio alle dieci di mattino, e dal momento che non sono uno di quelli che passano le giornate a guardarsi i divx delle serie televisive non prenderò mai un premio come miglior dipendente dell’anno ma almeno sarò a posto con la mia coscienza.

Mi sta andando via la voce e la pancia mi sta per scoppiare. Il primo fenomeno è causato da questo maggio pazzerello, che non accenna a comportarsi come dovrebbe, portandosi così dietro tutte le conseguenze del caso. Il secondo invece è stato provocato dall’abboffata di sushi che mi ha visto protagonista per cena. Con mia moglie e mia figlia, compagnia deliziosa e insostituibile, ci siamo recati nel solito posto: uno degli ormai quasi infiniti ristoranti giapponesi gestiti da personale cinese, il Sakura di via Goito. So che molti puristi possono storcere il naso: non è il miglior locale di quel tipo, a Torino, e ne sono perfettamente conscio. Ma tra i sushi bar che ho provato (e sottolineo tra quelli che ho provato) è quello con il miglior rapporto qualità / prezzo e, in più, è quasi impossibile trovare il nastro sguarnito di pietanze (cosa che in altri sushi bar può capitare). Il pesce è abbastanza fresco, soprattutto il salmone, e c’è una discreta varietà di nigiri e maki, oltre a piatti che di giapponese non hanno nemmeno la parvenza (vedi mousse al cioccolato e tarte tatin). Tre menu all you can eat (comprensivi di pietanza a parte, decisamente buona: questa sera abbiamo preso l’orata e i gamberoni alla griglia e un piatto di sashimi), due adulti e un bimbo, per la ormai modica cifra di 47.60 euro. Più che adeguato per un veloce spuntino infrasettimanale o per rifocillarsi prima di affrontare una lunga serata. Un po’ meno per avere notti tranquille, se non si è capaci di porsi dei freni… Stanotte, voleranno draghi sul nostro letto!

Sakura
Via goito, 4
10125 – Torino (TO)
Tel. 011.19716704

Coated in bed, I am going to write the post for tomorrow, today for the reader. And yes, I always write the evening: on the other hand it would be difficult to do it just before publishing, since I am usually in the office at ten in the morning, and since I’m not one of those who spend their day watching the tv-series in divx, I will never take a prize as the best employee of the year but at least I’ll be right with my conscience.

My voice is going away and my belly is about to burst. The first phenomenon is caused by this crazy May, showing no signs of misbehaving, bringing back all the consequences. The second one was caused from a scary session of sushi-eating I had for dinner. With my wife and daughter, delightful and irreplaceable company, we went to the usual place: one of a nearly infinite number of Japanese restaurants run by Chinese staff, the Sakura in via Goito. I know many purists may distort the nose: it’s not the best local of that kind, in Turin, and I am perfectly conscious. But among the sushi bar I’ve tried (and I stress on the “among those I’ve tried” part) is the best value for money and, moreover, is almost impossible to find the unguarded conveyor of food (which can happen in other sushi bars). The fish is pretty fresh, especially the salmon, and there’s a good variety of nigiri and maki, as well as dishes that of Japanese do not even have the appearance (see chocolate mousse and tarte tatin). Three menu all you can eat (including food aside, pretty good: this evening we took the grilled sea bream and prawns and a dish of sashimi), two adults and a child, now for the modest sum of 47.60 euros. More than adequate for a quick midweek meal or refreshment before tackling a long evening. A bit less for quiet nights, if you are not able to ask the brakes … Tonight, dragon will fly on our bed!

Sakura
Via goito, 4
10125 – Torino (TO)
Tel. 011.19716704

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Quella che segue, più che una ricetta, è un’ipotesi, qualcosa che non ho provato e che per ora rimane solo “su carta”.

Si tratta di una cosa molto semplice, che mi è venuta in mente in seguito a un post sul forum degli amici appassionati di peperoncino piccante e che, come da titolo, ha un nome politically uncorrect. Ma bando alle ciance!

Ingredienti:

  • 1/2 l. di sakè
  • 1 peperoncino Naga Morich fresco

Preparazione:

Tagliare il Naga a metà e metterlo nel sakè. Chiudere la bottiglia e non consumare finché il peperoncino non ha cambiato colore.

Consigli di utilizzo: qualche goccia su una zolletta di zucchero per un effetto… esplosivo! :)

What follows, rather than a recipe, is a hypothesis, something I have not tried and that for now remains only “on paper”.

This is a very simple thing that came to my mind after a post on the forum of friends fans of hot pepper and, as you can see reading the title, has a politically incorrect name. But no more talk!

Ingredients:

  • 1/2 lt. of sakè
  • 1 Naga Morich fresh pepper

Preparation:

Cut in half the Naga and put it into the sakè. Close the bottle and don’t eat until the chili has not changed color.

Directions for use: a few drops on a sugar cube for an effect… explosive! :)

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Doveva capitare, prima o poi. Eccomi a presentare una semplicissima ricetta per fare una salsa piccante buona per accompagnare… beh, io la metto praticamente su tutto!

Prima di tutto, una parola sugli ingredienti fondamentali: i peperoncini. Ok, ormai passo per fanatico quando ne parlo, ma per la buona riuscita della salsa piccante è importante che i peperoncini siano di buona qualità. Per buona qualità intendo, come minimo, non quelli secchi che solitamente si trovano nei supermercati in scatolotti di plastica: è necessario cercarli o nei negozi etnici o nei grandi mercati (tipo Porta Palazzo a Torino) e sperare di non farsi fregare. Certo, si può fare anche con quelli da supermercato, ma… come dire… non ci si può aspettare una piccantezza eccelsa!

Personalmente, quando riesco, uso sia capsicum annuum, sia capsicum chinense: magari è solo una mia sensazione, ma i primi solitamente fanno sentire subito la loro forza, i secondi invece la fanno sentire per più tempo ma alle volte a scoppio ritardato. Unendo i due… insomma, ci siamo capiti. Questo almeno in teoria!

Ingredienti:

  • 1 cipolla
  • 4 spicchi d’aglio
  • 100 gr di peperoncini piccanti
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 50 gr di acciughe sott’olio
  • olio extra vergine d’oliva
  • paprika forte

Preparazione:

Tritare cipolla e aglio e farle imbiondire in abbondante olio d’oliva. A parte, passare al tritatutto i peperoncini. Aggiungere le acciughe a cipolla e aglio: quando si sono sciolte, buttare i peperoncini tritati e far saltare mescolando il tutto. Aggiungere la salsa di pomodoro e far cuocere per 30-40 minuti, rimescolando di tanto in tanto. Gli ultimi 10 minuti unire la paprika. Al termine, ripassare tutto con il frullatore a immersione ed eventualmente aggiustare la consistenza (di solito uso la maizena).

It had to happen, sooner or later. I’m presenting here a very simple recipe to make a good spicy sauce to accompany… Well, I put it on just about everything!

First, a few words about the basic ingredients: peppers. Ok, I know I look fanatic when I speak of ‘em, but for the success of the hot sauce is important that the peppers are of good quality. By good quality I mean, at least, not the dry ones usually found in supermarkets in little plastic boxes: you need to look for them in ethnic stores or large markets (such as Porta Palazzo in Turin) and hope not to be cheated. Sure, you can do even with those from the supermarket, but… how to say it… we can not expect a sublime hotness!

Personally, when I can, I use both capsicum annuum and capsicum chinense: maybe it’s just my feeling, but the former usually are felt at once with all their strength, the latter instead are felt much longer but sometimes the “combustion” is a little bit retarded. By combining the two … This at least in theory!

Ingredients:

  • 1 onion
  • 4 garlic cloves
  • 100 gr of hot peppers
  • 200 ml of tomato puree
  • 50 gr of anchovies in oil
  • Extra virgin olive oil
  • Strong paprika

Preparation:

Chop onion and garlic and brown them in plenty of olive oil. Besides, go to the chopper chillies. Add anchovies to onions and garlic: when they are dissolved, throw the chopped peppers and stir to blow up the whole. Add the tomato sauce and simmer for 30-40 minutes, stirring occasionally. The last 10 minutes add the paprika. When finished, rehearse it all with hand blender and adjust the size (I usually use the cornstarch).

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Oggi è andata meglio: sono riuscito a far continuare a Baudolino il suo racconto e al ritorno, nonostante qualche bizza, Ubuntu ha fatto il bravo e ho scribacchiato due o tre cosette.

Tornato a casa, la Balance Board mi ha comunicato la perdita di ben 7 etti, al che ho festeggiato con una fetta di pane spalmata di “Capriccio di pesce”, gentile omaggio culinario di un collega calabrese (pesce ghiaccio, olio di semi di girasole, sale e peperoncino).

E sì, oramai la mia passione per il cibo piccante sta toccando nuove vette. Cerco di assaggiare quante più cose riesco a base di peperoncino e, da questo inverno, penso di partire con la coltivazione di tre specie: habanero chocolate (o similare), hot lemon e naga morich (o similare). Del primo ho già una decina di semini, mancano gli altri due!
Sempre nuove avventure! :D

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Il 21 luglio del 2006, con molto timore e molta timidezza, uscivo per il primo appuntamento con colei che sarebbe diventata la mia fidanzata. Non so per quale motivo ma tra tutte le cose che potevo proporle mi era venuto in mente il ristorante indiano: con mia sorpresa e sollievo l’idea era piaciuta e così mi rimaneva solamente da decidere in quale andare. Avendo provato tempo prima il Passaggio in India, ero tentato di giocarmi quella carta: il fatto che però lei ci fosse già stata con il suo ex mi aveva fatto propendere per un altro posto. Il problema era che non ne conoscevo altri, per cui… Cosa di meglio che affidarsi al passaparola?
Per questi motivi, due anni esatti fa accompagnavo Tiziana allo Shri Ganesh, in via Pigafetta 14 a Torino.

A distanza di ventiquattro mesi, e visto che tutto sommato le cose non sono andate così male (Dio benedica gli eufemismi!), ieri sera abbiamo festeggiato il biennale del nostro primo appuntamento proprio lì, stessa sala, stesso angolo. La fiera della melassa. E un bel chissene? :)
Lo Shri Ganesh è considerato da molti il miglior ristorante indiano di Torino, al punto che è l’unico presente sulla Lonely Planet della nostra città (sì, l’hanno fatta pure su Torino… e sapete perché? Perché è una BELLA città – è il luogo dove si svolge quello che è stato votato come il miglior inseguimento automobilistico del cinema, oltretutto. Ecco! :) ): nonostante non possa godere delle sale vistosamente scenografiche del summenzionato Passaggio in India, è molto fine e discreto e a mangiarci ci si sente davvero a proprio agio, con la musica soffusa e i profumi delle spezie che riempiono le stanze senza essere prepotenti.
Il ristorante offre un ricco menu degustazione oltre a una nutrita carta. Ieri sera ci siamo orientati sul menu Mumbay (a base di pollo) e su un menu Maharaja (carne e pesce), il tutto accompagnato da un ulteriore piatto di Lamb Vindaloo (agnello), birra indiana, Shikangwi Sweet (bevanda a base di lime, miele e menta) e acqua. Non avendo scelto la variante “piccantissima”, siamo riusciti entrambi a sopportare la sessione: anzi, ho dovuto perfino rinforzare il tutto con il peperoncino presente in una delle ciotoline sul tavolo per avere un livello accettabile. Ma quello che non raggiunge in piccantezza, lo Shri Ganesh lo recupera – e alla GRAN-DIS-SI-MA – in qualità: tutti i piatti erano assai al di sopra della media sia come qualità, sia come quantità. Alcuni, poi, erano davvero a un livello di eccellenza assoluta, come l’Harali Murgh Tikka (bocconi di pollo al forno, marinati con yogurt ed erbe verdi) o il Murgh Byriani (riso basmati con pollo). Peccato solo che alla fine, dopo i più che discreti dolci (forse l’unico punto debole del ristorante, almeno per me che non sono amante del genere), il liquore allo zenzero fosse finito, ragione per cui ho dovuto ripiegare su un più semplice liquore alla rosa, servito quasi ghiacciato e veramente delizioso.
Ce ne siamo fatti per 80 euro e siamo usciti con la pancia strapiena: una cifra adatta sia per il cibo, sia per l’atmosfera, sia per festeggiare un anniversario importante. Consigliatissimo.

Shri Ganesh
Via Pigafetta, 14
Torino (zona Crocetta)
Tel. 011 595680

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Lo avevo promesso: eccomi a parlare del ristorante dove sono andato a rifocillarmi dopo che il mio tatuatore mi ha escavato il polpaccio destro. In previsione della notevole perdita ematica, con la mia fidanzata si era convenuto di andare in un posto dove si potesse mangiare carne e la scelta è ricaduta sul Sibiriaki, in via Bellezia 8 a Torino (in pieno quadrilatero romano, zona centralissima e molto di moda), poco distante dallo studio di Kaifa. Era da parecchio che volevo andarci, dato che in molti già mi avevano decantato il posto non solo per l’originalità della cucina ma anche per la bellezza dei locali.

In effetti, il ristorante è assai bello e, seppur poco appariscente dall’esterno (mi viene quasi da dire che il dirimpettaio Las Rosas lo è di più), all’interno presenta delle sale molto accoglienti con un mobilio non straelegante che però fa decisamente sentire a proprio agio il cliente. Meravigliosi, poi, il soffitto a cassettoni e i mattoni a vista in certi punti.
Il menu presenta una serie di proposte davvero originali e interessanti, sia nel reparto cucina siberiana, sia in quello che a prima vista potrebbe sembrare più tradizionale – ma che poi in realtà non lo è del tutto, ci sono accostamenti davvero notevoli e che non avevo mai visto prima. Il piatto forte del locale, però, è il sibir. In pratica, viene consegnato dai gentilissimi e solertissimi camerieri un gettone a chiunque lo ordini e con questo ci si deve presentare in una sala apposita dove si viene dotati di piatto vuoto. Questo deve essere riempito con carne cruda, gamberoni e verdura presa dal buffet lì vicino, in quantità a proprio piacimento (sì, è anche possibile fare l’effetto torre-eiffel con salsiccia e spezzatini vari); si consegna poi la struttura così composta al cuoco che ritira il gettone e che con grande maestria sbatte il tutto su una piastra bollente apostrofando il cliente con la domanda: come vuole la cottura?
Questione di pochi minuti (per me rigorosamente al sangue!) e il piatto viene riconsegnato, con riso bianco e/o nero (riso venere) a piacimento. Una volta avuto nelle mani la propria ricomposta struttura di carne e verdura – rimpicciolita causa cottura – è poi possibile condire il tutto con una serie notevole di spezie (una dozzina) e salse (tre, una più buona dell’altra): questo momento è critico perché può essere difficile riuscire a percepire il confine che passa tra rendere il tutto più gustoso e renderlo immangiabile. Il mio (e non solo mio) consiglio quindi è di mettere poche spezie, di massimo 4 tipi, in un angolo del piatto (ammettendo di avere spazio a sufficienza) e provare le salse evitando con accuratezza di mischiarle tra di loro (rovesciandole magari sul riso che comunque servirà non poco a stemperare la piccantezza delle suddette, specie se si sceglie di abbondare con quella a base di peperoncino).

La mia soddisfazione nel consumare il sibir è stata notevole: la qualità della carne era molto alta e la cottura praticamente perfetta. Solo i gamberoni non erano all’altezza, ma avendone presi solo un paio la cosa non mi ha deluso.
Abbiamo poi concluso la cena con un paio di dolci, anche quelli molto originali e gustosi. Il tutto annaffiato da acqua naturale (non ero in serata da alcolici, quel giorno), per un totale di 72 euro in due.
Consigliatissimo.

OTIUM E SIBIRIAKI
Via Bellezia, 8/g
10122 – Torino (TO)
Tel. 011.4360738
Chiuso il lunedì

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Lo avevo anticipato, ecco una ricetta della dieta che ho seguito e che mi ha fatto perdere ben 13 chili in poco tempo!
La dieta metabolica, così si chiamava, prevedeva piatti ben precisi in giorni ben precisi: il mercoledì per esempio era una sofferenza perché a pranzo ci toccava l’insalata di fagioli misti (in modiche quantità – e per la gioia dei colleghi d’ufficio) e a cena le uova sode (2). Il giovedì però ci si rifaceva con un bel risotto integrale alle verdure a pranzo e, gaudio massimo, il qui presentato brodetto di pesce, che in assoluto è stata la cosa che più mi ha fatto apprezzare il periodo di cinghia. Ma bando agli indugi!

Ingredienti per una persona:
2-300 g di pesce misto (coda di rospo, palombo, seppie)
un cucchiaino d’olio extravergine d’oliva
cipolla
mezzo peperone verde
polpa di pomodoro
aglio
sale
aceto

Pulire i pesci, scaldare in un tegame l’olio e farvi appassire la cipolla e l’aglio; unire il peperone a tocchetti, rosolarlo, toglierlo dal fuoco, tritarlo con un cucchiaino d’aceto e rimetterlo nel tegame con i pesci, unire la polpa di pomodoro e fare cuocere lentamente aggiungendo sale e acqua. Insaporire con il peperoncino.

Per rendere le cose ancora più semplici – e per una questione di gusti personali – abbiamo sempre usato seppie e anelli di totano (NON in pastella, è ovvio). Un’ulteriore modifica che abbiamo fatto, una volta ottenuti i risultati, è stata usare l’aceto balsamico al posto di quello di vino normale. Il risultato è davvero notevole!
Poi, vabbe’, io esagero sempre un po’ col peperoncino… ma che ci volete fare, quando a uno i piatti piacciono piccanti… :P

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Ammettiamolo, mi piace mangiare. Non si era capito, vero?
Indulgo volentieri nell’abboffo e spesso più è grasso (gustoso! si dice GUSTOSO!) un piatto più mi viene da aumentare a dismisura porzioni e portate.
La cosa, tuttavia, ha i suoi contro e così mi ritrovo, di tanto in tanto, a dover mettere una pezza. Con l’ultima dieta, in previsione di un evento per il quale mi sento di presentarmi non propriamente sferoidale, ho perso 13 chili in 4 mesi, non con troppe privazioni: anzi, uno dei piatti della dieta penso sarà oggetto di uno dei prossimi appuntamenti culinari.
Oggi però voglio parlare di come si prepara la grass… ehm, GUSTOSA salsiccia bianca, tipico piatto bavarese (e si sa che in quanto a wurstel i tedeschi ne sanno una più del dimonio). Ecco quindi le (banali) istruzioni per cucinare un perfetto weißwurst:

Ingredienti:
Weißwurst, quantità variabile a seconda della capienza dei commensali (si trovano in quasi tutti i supermercati), mediamente comunque 2-3 a persona
Acqua
Mostarda preferibilmente piccante o senape

Tutto qua, non ci vuole molto. Far bollire l’acqua, buttarci dentro i weißwurst e lasciarli per 8-10 minuti dalla ripresa del bollore SENZA bucarli. Se sono di buona qualità, la pelle non dovrebbe aprirsi da sola facendo uno sgradevole effetto “uovo di alien”.
Una volta tolti dall’acqua, vanno serviti caldi con la mostarda a parte – il gusto speziato della carne si sposa a meraviglia con il dolce-piccante della mostarda. Si mangiano rigorosamente SENZA pelle.
Mi rendo conto che è molto banale, come preparazione, ma dal momento che la prima volta li ho fatti sulla griglia come se fossero wurstel qualsiasi ( :P ), vorrei evitare ai visitatori di questo blog la medesima, nefasta esperienza.

Aggiungo un simpatico filmato che mostra tutto il procedimento, dalla cottura alla consumazione:
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cW-J84hYMfc]
E naturalmente, buon appetito!

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