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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Categoria: Informatica

Il litigio a suon di dichiarazioni pubbliche tra Steve Jobs e il CEO di Adobe è il risultato delle critiche mosse ad Apple un po’ da ogni parte per l’estromissione di Flash dalle feature dell’iPad.

È significativo che il padre della Apple, personaggio antipatico quanto il suo rivale Bill Gates ma dotato di un carisma assai maggiore, abbia sentito la necessità di prendere posizione pubblicamente su un tema così controverso. Ci sarebbe da malignare sulla sua coda di paglia, ma le sue motivazioni non sono state malaccio.

Quello che è certo è che Shockwave Flash si è affermato grazie ad alcuni importanti siti web non solo come inutile e pesante generatore di eye candy, ma anche come strumento per generare contenuti interattivi a livello di desktop application. Uno standard de facto (il che già lo mette nella stessa odiosa categoria di Internet Explorer), che però negli ultimi anni si è trovato davanti agguerriti concorrenti, in alcuni casi disponibili senza dover installare plugin aggiuntivi. Il mio giudizio su Flash non è mai stato troppo positivo: al di là dei tempi in cui su internet si andava con i 56k, molto spesso i web designer si prendevano troppe libertà ed esageravano con effetti speciali che rendevano incomprensibili i siti. Carini alcuni videogiochi, ma di Flash se ne poteva benissimo fare a meno. Fino a YouTube, almeno.

La mia sensazione è che, alla fine, Apple aggiungerà il supporto al prodotto Adobe, facendo passare la cosa sotto silenzio, molto banalmente perché sembra essere quello che vogliono gli acquirenti. A meno che, è chiaro, Steve Jobs riesca di nuovo a convincere tutti che un prodotto Apple, in questo caso l’iPad, è esattamente quello che vuole la gente.

The quarrel to the sound of public statements between Steve Jobs and the CEO of Adobe is the result of the criticisms to Apple coming from everywhere because of missing the Flash feature on the iPad.

It is significant that the father of Apple, obnoxious character like his rival Bill Gates but with a much greater charisma, has felt the need to publicly take a position on an issue so controversial. There would be malignant on his guilty conscience, but his motives were not bad.

What is certain is that Shockwave Flash has established itself thanks to some major websites not only as unnecessary and heavy generator of eye candy, but also as a tool to generate interactive content similar to desktop applications. A de facto standard (which already puts him in the same odious category of Internet Explorer), but in recent years has been confronted fierce competition, some available without having to install additional plugins. My opinion on Flash has never been too positive: beyond the time when we went on the internet with 56k, very often web designers took too many liberties and exaggerated special effects that made it incomprehensible sites. Some nice games, but we could well do without it. Until YouTube, at least.

My feeling is that eventually Apple will add support for the Adobe product by passing it in silence: very banal, because it seems to be what buyers want. Unless, of course, Steve Jobs manages to convince everyone that a new Apple product, in this case the iPad, is exactly what people want.

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Mi trovo in una specie di limbo sotto molti aspetti. Sono in attesa di evoluzioni più o meno importanti: aspetto che il mio editor mi contatti per avere novità sul mio romanzo, attendo (da troppo) un riconoscimento congruo dalla mia azienda, osservo i germogli che spuntano e crescono non vedendo l’ora di assaporare i frutti. E poi c’è il piccolo Alessandro, che si agita quando non ci sono e si calma quando arrivo. Aspetto, ma cerco di non stare fermo.

I am in a sort of limbo in many ways. I’m awaiting developments more or less important: I wait for the editor to give me news on my novel, I look forward (from such a long time) to an adequate acknowledgement from my company, I see the seeds’ sprouts growing, longing for the fruits that’ll come. And then there’s the little Alessandro who twists and shakes when I’m not here and calms down when I come back home. I wait, but I try not to stand still.

Mi trovo in una specie di limbo sotto molti aspetti. Sono in attesa di evoluzioni più o meno importanti: aspetto che il mio editor mi contatti per avere novità sul mio romanzo, attendo (da troppo) un riconoscimento congruo dalla mia azienda, osservo i germogli che spuntano e crescono non vedendo l’ora di assaporare i frutti. E poi c’è il piccolo Alessandro, che si agita quando non ci sono e si calma quando arrivo. Aspetto, ma cerco di non stare fermo.
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Non avrebbe dovuto. L’altro giorno il mio amico Mauro mi ha parlato di Spring Roo, un tool RAD totalmente in Java, simile sotto molti aspetti a Ruby on Rails, che fa uso di molte tecnologie mainstream e che sta crescendo molto. Questo ha risvegliato d’improvviso il mio interesse per qualcosa che riguarda il lavoro, il che è di sicuro positivo. Cercherò senz’altro di fare in modo di applicare questo tool anche solo parzialmente alla mia realtà, anche se so già che sarà difficile: mainstream o no, purtroppo mi trovo troppo spesso a muovermi nei ristretti recinti delimitati da guru wannabe e dall’ombra ingombrante di sistemi legacy duri a morire. Così è l’IT, da queste parti.

He shouldn’t have done it. A few days ago my friend Mauro told me about Spring Roo, a RAD tool completely in Java, similar in many respects to Ruby on Rails, which makes use of many mainstream technology and is growing fast. This has suddenly awakened my interest in something about my job, which is certainly positive. I will definitely try to to apply this tool, as much as I can, to my own reality, even though I know it will be difficult: mainstream or not, unfortunately I find myself all too often moving inside tight enclosures delimited  by wannabe gurus and by hard-dieing bulky legacy systems’ shadow. So it is IT, here.

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Oggi è andata meglio: sono riuscito a far continuare a Baudolino il suo racconto e al ritorno, nonostante qualche bizza, Ubuntu ha fatto il bravo e ho scribacchiato due o tre cosette.

Tornato a casa, la Balance Board mi ha comunicato la perdita di ben 7 etti, al che ho festeggiato con una fetta di pane spalmata di “Capriccio di pesce”, gentile omaggio culinario di un collega calabrese (pesce ghiaccio, olio di semi di girasole, sale e peperoncino).

E sì, oramai la mia passione per il cibo piccante sta toccando nuove vette. Cerco di assaggiare quante più cose riesco a base di peperoncino e, da questo inverno, penso di partire con la coltivazione di tre specie: habanero chocolate (o similare), hot lemon e naga morich (o similare). Del primo ho già una decina di semini, mancano gli altri due!
Sempre nuove avventure! :D

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Giornata negativa, oggi.
Prima il viaggio nel carro bestiame (il treno prima del mio era in clamoroso ritardo – 60 minuti – e sono tutti saliti su quello delle 7.47), poi la riunione, infine l’Eee PC che con Ubuntu si rifiuta di far funzionare l’audio, di botto.
Ora, sarò storto io, ma senza musica non riesco ad applicarmi. E poi la cosa mi ha indispettito.
Ergo, niente Baudolino questa mattina e niente romanzo questa sera.
Adesso vediamo cosa mi dice la balance board – già mi girano…

Ah, è bastato riavviare un po’ di volte e l’audio è andato a posto. Che niente niente Ubuntu si sta Windosizzando? :P

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Unire l’utile all’utile?

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Questo weekend abbiamo presenziato alla festa di compleanno del nipotino della mia compagna, che compiva la bellezza di un anno. Sbrigata da tempo la pratica regalo, ci siamo ritrovati messi un po’ alle strette per quanto riguardava il biglietto d’auguri, vuoi per carenza di tempo o di ispirazione: fatto sta che domenica mattina ci siamo ritrovati ancora senza qualcosa che accompagnasse il dono che con tanta previdenza avevamo in casa da giorni e giorni.
A questo punto alla mia fidanzata è venuta l’idea: e se facessimo qualcosa col computer?
Per cui, mano alla tastiera e al mouse, abbiamo caricato Gimp (che, per chi non lo sapesse, è una discreta – non di più – alternativa open source a Photoshop, disponibile per Windows, Linux e MacOSX) e ci siamo messi al lavoro. Poco meno di mezz’ora dopo abbiamo stampato la versione definitiva! Intendiamoci, i capolavori veri sono altri (e ci mancherebbe pure), ma per essere che nessuno dei due è un grafico e che l’obiettivo era di creare qualcosa di onesto direi che i risultati sono stati più che decenti.
Ma andiamo per ordine: siamo partiti da una foto nostra, scattata in occasione della festa alla scuola materna della mia bimba e l’abbiamo caricata in Gimp.

La foto originale caricata nella finestra di Gimp

La foto originale caricata nella finestra di Gimp


Dopo di ciò, ho provveduto a prelevare parte del colore del muro utilizzando lo strumento “Prelievo Colore” : l’operazione viene confermata dal cambiamento che si può notare nella finestra con i pulsanti, dove c’è la selezione colore.
PrimaDopo

Prima e dopo


A questo punto è arrivato il momento della prima scritta: ho clickato sul tasto dello Strumento Testo e ho digitato nella nuova finestra apparsa l’originalissima scritta “TANTI AUGURI!”

Dal menu contestuale, ho selezionato il carattere Berlin Sans FB Bold, grandezza 400 px. Il colore era già il verdino selezionato poc’anzi.

Ho dovuto fare qualche prova per selezionare un carattere adatto e dimensioni tali da riempire in larghezza tutta la foto, ma non è stato un grosso problema fare in modo che la scritta risultasse centrata e adatta al tutto.
La scritta prima di essere spostata...

La scritta prima di essere spostata...

[wp_caption id="attachment_182" align="aligncenter" width="300" caption="... e dopo!"]... e dopo![/wp_caption]
Per spostare la scritta mi sono servito dell’apposito strumento “Sposta” , facendo bene attenzione a centrarlo sulla parte piena di una delle lettere, pena lo spostamento dell’immagine sottostante anziché della scritta!
Una volta soddisfatto del risultato, ho potuto fondere i due livelli: sì, perché “TANTI AUGURI!” non viene inserito direttamente sull’immagine, ma su un livello distinto proprio per poter fare tutte le trasformazioni necessarie prima di farlo diventare parte di un unico livello. Per la fusione, ho aperto la finestra dei Livelli (ctrl+l), ho puntato il livello con la scritta e con “tasto destro – fondi in basso” ho fatto tutt’uno.

Ci siamo quasi: ho messo nella clipboard tutta l’immagine (modifica – copia il visibile o shift+ctrl+c) e ho creato una nuova immagine di larghezza pari a quella della foto e altezza maggiore di circa 3-400 pixel. L’ho quindi riempita con il verdino tramite lo strumento “Riempimento colore” e ci ho incollato sopra con il più classico dei ctrl+v la foto con la scritta.
L\'immagine appena incollata

L'immagine appena incollata


Ho quindi allineato il livello appena incollato con il bordo superiore e l’ho ancorato al livello superiore: questo livello è un po’ diverso da quello visto prima con il testo, appare come sezione fluttuante – livello incollato (giustamente), per fonderla con lo sfondo basta fare o “tasto destro – àncora livello” o “tasto destro – nuovo livello” e poi “tasto destro – fondi verso il basso”.
La sezione fluttuante
Manca solo l’ultima scritta: con un procedimento analogo a quello fatto precedentemente, ho creato una scritta bianca e con un carattere più piccolo che sono andato a posizionare centrata rispetto allo spazio verde sottostante la foto. Lo so, non è il massimo dell’originalità, ma eravamo davvero a corto di idee su cosa scrivere… :( Comunque ecco il risultato finale:
Il biglietto terminato in tutto il suo \"splendore\"

Il biglietto terminato in tutto il suo 'splendore'


Un foglio di carta fotografica nella stampante e il gioco è fatto!

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In generale sono una brava persona.
Alle volte, però, capita che qualcuno si comporti in modo talmente schifoso che mi verrebbe voglia di mettere da parte tutto il mio buon carattere e mulinar mazzate.

Parliamo di lavoro, quindi non di cose per le quali occorra discutere l’opportunità e l’applicabilità della pena di morte. Come accennavo in un post precedente, sto cambiando: mi è stata fatta un’offerta molto interessante (non di quelle che “non si possono rifiutare”) e cercando di mettere sul piatto della bilancia tutti i pro e tutti i contro ho deciso di accettarla. Almeno, avrò un lordo leggermente più alto (ma un netto più basso), una garanzia di restare a Torino un po’ più solida (contro la prospettiva di finire a Trento, che per il mio futuro matrimonio sarebbe stata poco simpatica) e un ruolo di progettista per un software che sulla carta pare abbastanza interessante. Certo, ho dovuto dimezzare il tempo di preavviso, ma ho insistito per non accorciarlo troppo e per fare in modo di terminare le mie attività presso il cliente attuale, con il quale il rapporto è ottimo.
Il caso vuole che stia mettendo mano sui progetti di una persona che se n’è andata alla fine dell’anno scorso. Qui cominciano i miei problemi. Ma torniamo indietro di qualche mese.
L’individuo in questione, che chiameremo Tolberto Desiderio Clodoveo (abbreviato per comodità in TDC), a novembre del 2007 comunica l’intenzione di cambiare aria. La cosa divertente è che lo comunica un giovedì, annunciando che il suo ultimo giorno sarà… venerdì!
Un paio delle persone che lavorano con lui sentono un’improvvisa lama gelida scorrere lungo la colonna vertebrale, dall’alto verso il basso, e quando la sensazione termina (perché a un certo punto è la schiena a terminare), la lama si trasforma in qualcosa di meno tagliente che spinge nelle parti basse. Chi viene chiamato, il venerdì mattina, per l’improbo passaggio di consegne – e di uccello padulo?
Il caso vuole che il birbantello in questione si esibisca in un’esperimento di escapologia che farebbe impallidire perfino Houdini: in pausa pranzo fa perdere le sue tracce sparendo, pare, in una nuvola di zolfo. Salta quindi il passaggio di consegne, con mio ingenuo sollievo.
Come però si sa, il destino è beffardo e questo boomerang prima o poi doveva arrivarmi ad altezza organi riproduttivi.
E quindi eccomi qua, a dover sistemare una certa quantità di software prima della mia partenza, che avverrà da qui a due settimane. Manco a farlo apposta, c’è anche roba sua. Lo sentite quel fischio che si avvicina, minaccioso? Sì? Ecco… aspettate ancora qualche secondo…
FiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiSTUNC!
Si pregano i cortesi lettori di proseguire immaginando che a raccontare sia una voce bianca.
L’amico TDC, piccolo particolare, è sparito portando con sé buona parte del codice sorgente non versionato di progetti già in produzione – dove in produzione ci sono solo i compilati. Modus operandi: tenere tutto sull’hard disk in locale e brasarlo il giorno prima di dileguarsi. Se non siete programmatori e non capite le implicazioni, vi invito a parlarne di persona con qualcuno che ne sa: non perdetevi la smorfia di orrore che percorrerà il loro volto e il lampo di odio incondizionato nei loro occhi. Da parte mia, vi invidio molto.
Sempre l’amico TDC ha disseminato il codice di perle che rappresentano il perfetto bignami del pessimo programmatore. Chiaramente, tocca a me sistemare, in queste due ultime settimane. Grazie al cielo oggi è venerdì e mi aspetta un weekend lungo nel quale ricaricare le batterie!

Ora, non mi azzardo a dire che il lavoro sia sempre rose e fiori (anzi!) e che quando uno se ne va da un ufficio debba sempre farlo rimanendo in ottimi rapporti con tutti. Ma un briciolo, dico un briciolo, di correttezza professionale, quello sì che lo pretendo – e lo offro, visto che per il progetto di cui dicevo all’inizio mi era stato detto di cominciare subito. Non sopporto chi non solo lascia in un letamaio i propri colleghi, ma fa anche un’onda bella grossa prima di andarsene – tanto più che TDC non aveva alcun motivo di astio con chi lavorava direttamente con lui e se ne aveva con i capi, di certo non era comportandosi così che poteva vendicarsi di loro.

Vabbé, poteva andarmi peggio, in fondo.
Poteva piovere.
Ehm…

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… nella nuova magione della Bussola Strabica.

Chiedo scusa per il disordine, ma come per ogni trasloco che si rispetti ci metterò un po’ a disfare gli scatoloni e a mettere tutto al posto giusto. Anche le pareti devono ancora essere imbiancate come si deve, spero di non metterci troppo! :)

Un ringraziamento particolare a gidibao e a Senpai che mi hanno aiutato con il Transit a passare da blogger a wordpress. :D

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Cominciamo subito DI BRUTTO con una cosa divertente:

[youtube=http://www.youtube.com/v/EkTpUxh8Vxc]

E dunque, dopo aver celiato un po’ con Homer Kirk, di che occuparsi oggi? Della ghiotta notizia che riporta Punto Informatico, direi. Ehm, no, non sto parlando dei nuovi modelli entry level Canon e Nikon (anche se, come dire, sbav…).
Sto parlando di questo.
Alleanza Google-Apple? La prima cosa che ho pensato è stata: fiiiiiiiiiiiiiiiiiico!
Tutto quello che può servire a minare monopolii come quello che ha a tutti gli effetti Guglielmo Cancelli sul mondo informatico di massa è positivo, a mio modesto modo di vedere. E da soddisfatto possessore di Mac / felice utilizzatore di account gmail (kendalen[at]gmail[dot]com) non posso che plaudere a questa iniziativa. Prima di assistere a uno stravolgimento dei valori in campo, lo so, ci vorrà del tempo, ma credo che due realtà così importanti come sono Google e Cupertino possano fare bene e ad avvantaggiarsene saranno gli utenti.
Ma.
A certi patti.
Intanto, Apple dovrebbe prendere le distanze – come peraltro ha già fatto – e agire in concreto per uscire dal pantano sfruttamento intorno alla produzione dell’iPod Nano (riportato anche da düsseldorfer).
Poi non guasterebbe maggiore serietà nella scelta dei materiali con cui costruiscono i loro prodotti (anche perché ritrovarsi con un portatile scolorito dopo qualche tempo non è proprio una bella cosa) – poco mi importa che, pressata dagli utenti (o sarebbe meglio dire dallo scandalo), l’azienda di Stevey Boy sia corsa ai ripari, si è fatta una figuraccia da competizione, specie considerando che i computer Apple non sono propriamente a buon mercato (mettendo poi sullo stesso piani pc portatili con componentistica analoga… lasciamo perdere va).
Chissà.
Di certo, il MacOSX ha i numeri (e ce li ha da tempo immemore) per soppiantare Windows – a OGNI livello. Bisogna vedere se è questo l’obiettivo (una volta era motivo di vanto, far parte di una nicchia in quanto possessori di Mac), un’eventuale e assai probabile alleanza con Google potrebbe spingere in questa direzione. Oppure, il che andrebbe anche molto bene per noi, far nascere nuovi progetti come Gmail o Google Maps. Ai posteri l’ardua sentenza.
Spazio, ultima frontiera…

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