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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Tag: burocrazia

Eccoci giunti all’epilogo (speriamo) della nostra avventura nei meandri della burocrazia. Per dettagli sulle nostre peripezie, rimando a questo post e a quest’altro.
La sentenza di divorzio che per “magia” è stata protocollata in un battibaleno dopo aver fatto la muffa per un po’ di tempo e per la quale io e la mia oramai ex moglie (ex a tutti gli effetti di legge) abbiamo firmato la quiescenza è passata all’anagrafe nei tempi promessi e nel giro di 5-6 giorni anche all’anagrafe si sono dati da fare. Morale della favola: il 29 luglio andiamo a fare le pubblicazioni di matrimonio e il 7 settembre riusciremo a sposarci come da noi tanto desiderato.
Tutto è bene quel che finisce bene. Oggi pomeriggio abbiamo anche comprato le fedi. Certo, ci mancano ancora due o tre cosette da sistemare (soprattutto le bomboniere), ma ormai la strada dovrebbe essere in discesa.
Resta un po’ di amarezza per il pensiero di come funzionano le cose nel nostro paese.
In tutto questo però, desidero sottolineare il comportamento di una persona particolare, alla quale ci siamo rivolti per chiedere consiglio con una lunga mail nei momenti più bui. Non ci attendevamo una sua risposta, al massimo pensavamo di ricevere un messaggio automatico o poco più. Invece, dopo qualche giorno di attesa, abbiamo ricevuto una mail rassicurante sullo stato delle nostre pratiche, con dettagli (tipo il numero di pratica e le date, cose che nella nostra prima lettera non avevamo indicato) che dimostravano un interesse vero, al di là del fatto che questo interesse, per motivi di tempo e lavoro della persona in questione, si era manifestato quando ormai la sentenza si era sbloccata. La nostra sorpresa è stata grande e siamo stati ancora di più convinti della fiducia che gli abbiamo dato. Questa persona è Antonio Di Pietro.
Può essere che anche altri avrebbero fatto come lui, questo non lo so. Quello che so è che tra tutti gli impegni che ha un parlamentare della Repubblica (quelli che lavorano davvero, almeno… :) ), trovare del tempo da dedicare a una questione statalmente insignificante come il nostro matrimonio è un segnale di vero interesse per il proprio elettorato. Grazie, di cuore.

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Un aggiornamento su quanto descritto in questo post.
Le cose fortunatamente si sono sbloccate, complice un pressing a tutto campo fatto un po’ da tutti. Alla fin fine non abbiamo fatto escalation eclatanti, del tipo scomodare i media e via discorrendo – anche perché l’interesse per una vicenda del genere sarebbe stato abbastanza basso, in fondo io e la mia fidanzata non siamo di certo Briatore e la Gregoraci!
Nel giro di una settimana la sentenza di divorzio è stata protocollata e firmata e ieri mattina sono andato con la mia ex-moglie a firmare la quiescenza. A questo punto, però, la burocrazia non è ancora finita: il tribunale deve trasmettere il tutto all’anagrafe e poi all’anagrafe devono registrare la cosa prima di poterci permettere di fare le pubblicazioni di matrimonio.
Ricominciamo a essere un po’ ottimisti, tuttavia non abbassiamo la guardia. Non si sa mai. Al tribunale il cancelliere davanti al quale abbiamo firmato (no, non era lo stesso che ha protocollato la sentenza, troppo lavoro per lui si vede) ha parlato di un mese – un mese e mezzo in situazioni normali, però dato che c’è una situazione di urgenza si impegnano a trasmettere il tutto in anagrafe nel giro di una, massimo due settimane. Da lì in poi sono tutti cazzi dell’anagrafe, dove però hanno assicurato che per “emergenze” il mese solito (anche lì, cos’è, un tempo standard?) può accorciarsi.

Quello che lascia molto amaro in bocca è il fatto che ci si deve sempre fare in quattro per seguire questo o quell’ufficio, quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione, sperare di non stare sul culo all’impiegato di turno o che non siano troppo oberati di lavoro (perché poi capita anche quello, che certi uffici abbiano davvero troppo da fare, in certi casi magari proprio per coprirne altri). Come se uno poi non avesse niente da fare durante il giorno: per dirne una, ho cambiato lavoro da due settimane e in questo breve periodo ho già fatto una ventina d’ore di straordinario – che per certe persone mi rendo conto non siano tante, ma per altre che nelle otto ore canoniche non riescono a mettere due firme in croce se non dopo che gli si è rotto i coglioni a oltranza…

Incrociamo le dita. Settembre è sempre più vicino.

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Sono inviperito.
La mia fidanzata lo è anche di più.
L’antefatto: per poterci sposare, è necessario che prima io ottenga il divorzio dalla mia prima moglie, dalla quale sono separato da più di 3 anni e con la quale c’è un buon rapporto. Andiamo dall’avvocato, fissiamo l’udienza in tribunale e tutto sembra scorrere tranquillo, tanto che su rassicurazioni dell’avvocato – da quanto si dice il migliore avvocato divorzista a Torino – io e la mia fidanzata ci azzardiamo a cominciare i preparativi per il nostro matrimonio. La data che riusciamo a fissare con il ristorante, giù in Puglia, è il 7 settembre – data che anche a seconda dell’avvocato è fattibile. Intanto io e la mia oramai quasi ex moglie ci presentiamo all’udienza, ai primi di maggio: il giudice dice che di solito ci mette 60 giorni a emettere la sentenza ma data la vicinanza del nuovo matrimonio si adopererà per fare più in fretta che può. Così fa. Il 20 maggio la sentenza è bella e pronta, deve solo essere registrata. Ma l’avvocato non riesce a metterci le mani sopra, per poi farci firmare l’impegno a non impugnare la sentenza in modo da inoltrare la pratica all’anagrafe. Pare che il cancelliere sia indisponibile. La situazione si trascina per due settimane così, con le mie telefonate e le risposte dell’avvocato che non spiega più di tanto quello che sta succedendo: tutto quello che so è che si tratta solo di attendere da un momento all’altro la disponibilità del cancelliere a presenziare alla nostra firma.
Oggi: dopo un po’ di volte che chiamo io, è la mia ex moglie a informarsi. Il quadro è desolante: l’avvocato le racconta che alla cancelleria il responsabile è sempre malato e le sue assistenti non si danno da fare, ragione per cui sono indietro di DUE MESI con le protocollazioni dei divorzi. Dicesi protocollazione: apporre un numero e una firma. Una cosa piuttosto banale, soprattutto con i moderni sistemi informatici. Ma no, non si riesce, è una cosa troppo difficile, troppo lunga. Fatto sta che nella migliore delle ipotesi dovremmo aspettare ancora almeno un mese prima di sperare che la sentenza venga protocollata. Peccato che, se la situazione è davvero così grigia, sarebbe stato meglio saperlo prima, dato che nell’ultima settimana abbiamo cominciato a spedire le partecipazioni. Il rischio di veder saltare il nostro matrimonio è concreto.
Non so se essere più incazzato con l’avvocato, che si è preso 2000 euro per una pratica di divorzio consensuale che probabilmente non vedrà più in tutta la sua carriera, da quanto è stata facile da gestire e che avrebbe dovuto farmi sapere per tempo che le cose stavano in questo modo, o con quei fagnani della cancelleria del tribunale di Torino (Brunetta, dove sei quando servi?). Nel dubbio, domani pomeriggio risentirò l’avvocato e le presenterò le mie rimostranze e sabato mattina sarà la volta della cancelleria.
Speriamo serva a qualcosa. A ogni buon conto, questa entry nel blog è solo il primo passo: dovessimo avere le risposte sbagliate proveremo a contattare i giornali. Magari non sarà molto utile, però un po’ di sana curiosità mediatica dovrebbe essere corroborante, specie in tempi in cui i dipendenti della PA dovrebbero essere un po’ più controllati. Ammesso che ci si riesca, a stimolare la curiosità mediatica.

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