Un interessante articolo di Repubblica riporta di una ricerca condotta da un docente della Bocconi che mette in evidenza come in alcuni paesi (Brasile, India, Rwanda) la televisione abbia avuto un ruolo fondamentale in un processo di evoluzione della popolazione di quei posti. In Brasile, le soap opera sembrano aver avuto un ruolo primario nella contrazione di natalità, passata da 6 figli per donna a 2; in India, avrebbe aiutato le donne a imboccare la strada dell’emancipazione; in Rwanda, avrebbe contribuito alla distensione tra hutu e tutsi.
Si tratta di risultati molto positivi e che fanno capire come il mezzo televisivo possa avere un effetto benefico sui suoi fruitori. Ma cosa succede in Italia? Cosa accade in un paese che, sulla carta, dovrebbe essere più avanzato di quelli presi in esame dal docente della Bocconi?
Ebbene, capita l’esatto opposto. Il progressivo impoverimento dei programmi televisivi, che sempre più puntano ad aumentare i propri spettatori in funzione dei centimetri di pelle mostrati e del turpiloquio usato dai propri protagonisti, sta appiattendo il livello culturale medio degli italiani. I nostri palinsesti sono portati, sia per direttive imposte dalla classe dirigente, sia per il sempre più accentuato rincoglionimento degli spettatori, a privilegiare trasmissioni di idiozia abissale come “La pupa e il secchione” o “Uomini e donne”, mentre sempre più forte si fa la spinta per eliminare o comunque ridurre di molto lo spazio dedicato a perle come Report, Annozero, Ballarò e a mettere i bastoni tra le ruote per iniziative come quella congiunta tra Fazio e Saviano. Proprio ieri sera, il programma della Gabanelli ha trasmesso un documento straordinario: la situazione in Birmania vista dall’interno. Un vero gioiello, preziosissimo per far comprendere da un lato cosa significa fare televisione in modo intelligente e con un alto valore, dall’altro il rischio a cui ci si espone abdicando ai propri diritti di espressione. La televisione intelligente sta scomparendo, la vogliono far scomparire: è necessario fare qualcosa prima che sia troppo tardi.
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An interesting article on La Repubblica shows a research conducted by a professor at Bocconi highlighting how in some countries (Brazil, India, Rwanda) television has played a key role in a process of evolution of the population of those places. In Brazil, soap operas seem to have had a major role in fertility decline, decreased from 6 to 2 children per woman; in India, it would have helped women take the road to empowerment; in Rwanda, it would have contributed to the détente between Hutu and Tutsi.
This is very positive and can make us understand how television can have a beneficial effect on its users. But what happens in Italy? What happens in a country that, on paper, should be more advanced than those examined by the professor at Bocconi?
Well, the opposite happens. The gradual depletion of television programs, which increasingly aim to increase their audience according to the cm of skin shown and the bad language used by its protagonists, is flattening the average cultural level of Italians. Our listings are taken, both directives imposed by the ruling class, and for the accentuated increasingly stoned spectators to favor the transmission of abysmal stupidity as “The Beauty and the Geek” or “Men and women”, while it is growing the push to eliminate or at least greatly reduce the space devoted to pearls like Report, Annozero, Ballarò and put a spoke in the wheel for initiatives like the joint between Fazio and Saviano. Yesterday evening, Gabanelli’s program aired an extraordinary document: the situation in Burma reportred from the inside. A real jewel, precious to understand first what it means to make television in an intelligent way and with a high value, and in second place the risk that we will be exposed abdicating our rights of expression. Intelligent television is disappearing, they want it to disappear: we must do something before it is too late.
