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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Tag: educazione

Un interessante articolo di Repubblica riporta di una ricerca condotta da un docente della Bocconi che mette in evidenza come in alcuni paesi (Brasile, India, Rwanda) la televisione abbia avuto un ruolo fondamentale in un processo di evoluzione della popolazione di quei posti. In Brasile, le soap opera sembrano aver avuto un ruolo primario nella contrazione di natalità, passata da 6 figli per donna a 2; in India, avrebbe aiutato le donne a imboccare la strada dell’emancipazione; in Rwanda, avrebbe contribuito alla distensione tra hutu e tutsi.

Si tratta di risultati molto positivi e che fanno capire come il mezzo televisivo possa avere un effetto benefico sui suoi fruitori. Ma cosa succede in Italia? Cosa accade in un paese che, sulla carta, dovrebbe essere più avanzato di quelli presi in esame dal docente della Bocconi?

Ebbene, capita l’esatto opposto. Il progressivo impoverimento dei programmi televisivi, che sempre più puntano ad aumentare i propri spettatori in funzione dei centimetri di pelle mostrati e del turpiloquio usato dai propri protagonisti, sta appiattendo il livello culturale medio degli italiani. I nostri palinsesti sono portati, sia per direttive imposte dalla classe dirigente, sia per il sempre più accentuato rincoglionimento degli spettatori, a privilegiare trasmissioni di idiozia abissale come “La pupa e il secchione” o “Uomini e donne”, mentre sempre più forte si fa la spinta per eliminare o comunque ridurre di molto lo spazio dedicato a perle come Report, Annozero, Ballarò e a mettere i bastoni tra le ruote per iniziative come quella congiunta tra Fazio e Saviano. Proprio ieri sera, il programma della Gabanelli ha trasmesso un documento straordinario: la situazione in Birmania vista dall’interno. Un vero gioiello, preziosissimo per far comprendere da un lato cosa significa fare televisione in modo intelligente e con un alto valore, dall’altro il rischio a cui ci si espone abdicando ai propri diritti di espressione. La televisione intelligente sta scomparendo, la vogliono far scomparire: è necessario fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

An interesting article on La Repubblica shows a research conducted by a professor at Bocconi highlighting how in some countries (Brazil, India, Rwanda) television has played a key role in a process of evolution of the population of those places. In Brazil, soap operas seem to have had a major role in fertility decline, decreased from 6 to 2 children per woman; in India, it would have helped women take the road to empowerment; in Rwanda, it would have contributed to the détente between Hutu and Tutsi.

This is very positive and can make us understand how television can have a beneficial effect on its users. But what happens in Italy? What happens in a country that, on paper, should be more advanced than those examined by the professor at Bocconi?

Well, the opposite happens. The gradual depletion of television programs, which increasingly aim to increase their audience according to the cm of skin shown and the bad language used by its protagonists, is flattening the average cultural level of Italians. Our listings are taken, both directives imposed by the ruling class, and for the accentuated increasingly stoned spectators to favor the transmission of abysmal stupidity as “The Beauty and the Geek” or “Men and women”, while it is growing the push to eliminate or at least greatly reduce the space devoted to pearls like Report, Annozero, Ballarò and put a spoke in the wheel for initiatives like the joint between Fazio and Saviano. Yesterday evening, Gabanelli’s program aired an extraordinary document: the situation in Burma reportred from the inside. A real jewel, precious to understand first what it means to make television in an intelligent way and with a high value, and in second place the risk that we will be exposed abdicating our rights of expression. Intelligent television is disappearing, they want it to disappear: we must do something before it is too late.

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Alle volte ti capita di osservare particolari apparentemente insignificanti che però restano lì, in un angolo della tua mente, e ti portano a riflettere su cose ben più grandi.
Per esempio, l’altro giorno stavo buttando la spazzatura, nello specifico l’indifferenziata e l’organica, e nel cassonetto dell’umido c’erano, in bella mostra, due flaconi di detersivo. Rigorosamente in plastica, si intende. Al di là del fastidio immediato (con annesso pensiero: ma cazzarola, non vuoi fare la differenziata? usa il cassonetto vicino!), ho poi accantonato la cosa categorizzandola come “piccoli segnali di inciviltà”.
La realtà, però, non è così. Anche un – relativamente – piccolo segnale come quello la dice lunga sulla troppo diffusa mancanza di coscienza civile ambientalista. Qui, attenzione, non si tratta di scendere in piazza a manifestare contro i produttori di pellicce (anche se male non si farebbe) o di stendersi davanti alle ruspe manco fossero i carrarmati in piazza Tien An Men (anche se qualche garanzia in più su come vengono fatte certe infrastrutture sarebbe più che gradita). Qui si tratta molto più banalmente di rispettare gli spazi di tutti, non solo in una prospettiva di immediatezza, ma anche in un’ottica più a lungo periodo.
Ieri sera ad Anno Zero si parlava della spazzatura nel napoletano. La situazione – per usare un eufemismo – non è certo delle migliori. Ma sul come si è arrivati ad avere le strade con i cassonetti strabordanti si parla troppo poco e, comunque, soltanto prendendo in considerazione il lato politico (colpa della sinistra, colpa della destra) o il lato criminale (certo, non ci fossero i camorristi che hanno interessi…). Mai che si sottolinei la mancanza di educazione degli italiani, in tal senso. Vorrei sottolinearlo: degli italiani. Non è di certo prerogativa di Napoli, la maleducazione.
D’altra parte, se anche nel padanissimo nord le persone sono abituate a mettere la plastica nei cassonetti dell’umido (nei quali peraltro il 70-80% dei sacchetti non sono compostabili), buttare mozziconi-pacchetti di sigarette vuoti-carte di caramelle-eccetera dal finestrino dell’auto, lasciare le cacche dei cani in mezzo ai marciapiedi, sputare come lama (non Luciano) per terra e a fare tante altre “piccole” cose con il pensiero del “tanto, cosa vuoi che sia se per una volta lo faccio?”, uno si può spiegare meglio come un’organizzazione delinquenziale molto presente sul territorio possa sfruttare anche questa maleducazione così diffusa per i propri fini. Se poi parte dei rifiuti nordici non fanno altro che essere trasportati in Campania, be’, il danno come si suol dire è completo.
È un po’ come scopare per terra e nascondere la polvere sotto un tappeto.
Ognuno di noi dovrebbe prendersi la responsabilità di smaltire nel modo più adatto i rifiuti che produce e di ridurre gli sprechi (penso all’acqua o all’elettricità). Mi rendo conto che non è sempre facile, tra le differenze esistenti da un comune all’altro e le complicazioni e scocciature che porta un’attuazione davvero corretta della differenziazione (per dirne una, i tetrapak, che a Torino vanno nella carta, vanno lavati prima di essere buttati e per quelli del latte a lunga conservazione spesso non è sufficiente una rapida sciacquata). Basta però farci l’abitudine, informarsi.
In fondo ne va della salute e del benessere di tutti.
E poi è necessario e fondamentale educare bene le nuove generazioni, ma questo non vale solo per l’ambiente e la raccolta differenziata. Le iniziative non mancano. Manca la voglia di schiodare il culo dalla sedia e far alzare i propri figli da quella pessima baby sitter che è la televisione.

Edit: la mia futura mogliettina – opuscolo dell’Amiat alla mano – mi ha fatto notare che qui da noi, a Torino, l’umido può essere buttato dentro ai sacchetti di plastica. Come riescano poi a differenziare l’involucro dal contenuto mi è ignoto, ma queste sono le disposizioni. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Continuerò tuttavia a usare i sacchetti compostabili in mais, lo preferisco. :P

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