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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Tag: peperoncino

Da qualche giorno alcune delle piantine di peperoncini hanno cominciato a tirare fuori i primi boccioli. Non mi ero mai soffermato sulla bellezza insita in un avvenimento come questo che tendiamo a dare per scontato. Certo, c’è da valutare che questo è il primo passo verso la produzione dei frutti piccanti che tanto mi piacciono, ma non penso sia solo questo.

La terra che ho usato per rinvasare le piante dai bicchierini ai vasi da esterno, dal nome evocativo di “terriccio del bosco”, sta partorendo dei piccoli funghi che vivono due, massimo tre giorni prima di ripiegarsi su loro stessi. In uno dei bicchierini che ho riutilizzato per delle nuove piante, invece, un seme ha dato vita a una pianta dopo tre mesi, quando gli altri suoi simili sono spuntati in massimo quaranta o cinquanta giorni. Non sottopongo le mie potenziali fabbriche di capsaicina a condizioni estreme, questo no, ma è straordinario osservare come la vita trovi la sua strada nei modi più impensati. Mi vengono in mente anche le piante di capperi che crescono sulle pareti del castello di Lecce e, più in generale, tutti quei vegetali che sfidano quotidianamente i deserti più torridi: forme di vita che siamo abituati a considerare inferiori e fragili, forme di vita che da un’eruzione vulcanica come quella islandese dei giorni scorsi o come quella avvenuta nel 1815 possono in gran parte essere schiacciate, per poi rinascere e colonizzare di nuovo la terra.

La vita trova la sua strada. In qualche modo questo è consolante, basta però non approfittarsene. Cioè, non è il caso di continuare a immettere nell’atmosfera veleni che non solo portano malattie al genere umano ma rischiano seriamente di compromettere un ecosistema: le elites al potere ci stanno abituando a vivere senza pensare alle conseguenze per il futuro, non solo conseguenze sociali ed economiche, ma anche ecologiche, parola resa vuota da una gestione dissennata e superficiale della cosa pubblica. Vivere nel presente non significa rifiutarsi di vivere anche in prospettiva del futuro: i nostri figli, per chi ne ha, meritano un mondo migliore di quello in cui viviamo ma non glielo stiamo dando.

For several days some planting peppers have begun to pull out early buds. I never talked about the beauty inherent in an event like this, that we tend to take for granted. Sure, you need to assess that this is the first step towards the production of fruits so hot that I like, but I think it isn’t just that.

The soil that I used to repot the plants in pots outside, with the evocative name of “earth from the forest”, is giving birth to small mushrooms that live two, maximum three days before they turn in on themselves. In one of the cups that I reused for the new plants, however, a seed has given rise to a plant after three months, when others like her have sprung up in more than forty or fifty days. I do not control my potential factories of capsaicin to extreme conditions, no, but it is amazing to see how life finds its way into the most unexpected ways. I remember also the caper plants growing on the walls of the castle of Lecce and, more generally, all those plants that defy the daily hottest deserts: life forms we are used to treat as lesser or fragile, life forms that volcanic eruptions such as that of the last few days or the one occurred in 1815 can largely be crushed, only to be reborn again and colonize the land.

Life has its way. Somehow this is comforting, but not enough to take advantage. That is, there is no need to continue to place poisons into the atmosphere that not only carry diseases to mankind but may seriously affect an ecosystem: the power elites are preparing us to live without thinking of the consequences for the future, not only consequences social and economic but also ecological, a word rendered empty by a senseless and superficial management of public affairs. Living in the present doesn’t mean to refuse to live in view of the future: our children, for those who will have them, deserve a better world than the one we live in, but we aren’t giving them such a world.

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Alle volte si ritorna bambini, senza preavviso. Quando ero piccolo, non ho mai pacioccato particolarmente con terra o sabbia, o almeno non ricordo di averlo mai fatto. Ma questa sera, rinvasando alcune piantine di peperoncino dai bicchierini di plastica ai vasi (sistemazione temporanea, visto che sono comunque vasi piccoli) sono tornato indietro nel tempo, ritrovandomi con le mani in un terriccio soffice che sapeva di antico.

È bello riscoprire piaceri così distanti. Vivendo tutti i giorni a contatto con la frenesia e la tecnologia, può avere un che di bizzarro fermarsi e mettersi a lavorare la terra, sia pure in quantità così esigue. Se mi avessero detto, anche solo cinque anni fa, che la mia vita sarebbe cambiata così tanto e in quale direzione, mi sarei messo a ridere. O forse semplicemente non ci avrei creduto – cinque anni fa era un gran brutto periodo. Sta di fatto che dividersi tra il lavoro in città e il resto della vita in campagna è quanto di più a misura d’uomo che io abbia mai sperimentato, pur con tutti i difetti del pendolarismo e la concimazione dei campi. E la casa dove vivo con mia moglie è una specie di rifugio, una bolla di serenità alla quale è bello tornare, la sera. Forse anche questo è tornare bambini.

Sometimes you turn back to be child again, without notice. When I was little, I never played particularly with earth or sand, or at least I do not remember having ever done. But tonight, repotting some pepper seedlings from plastic glasses to vases (a temporary accommodation, as they are still small ones) I have gone back in time, finding my hands in a soft soil that smelled of old.

It’s nice to rediscover pleasures so distant. Living every day in contact with frenzy and technology, it may sound something strange to stop and get to work the land, even in such small quantities. If they had told me, even five years ago, that my life would change so much and in what direction, I would have laughed. Or maybe I just wouldn’t have believed it – five years ago was a very bad period. The fact is that dividing myself between the work in the city and the rest of the life in the country is the most ideal way I have ever experienced, even with all the defects of commuting and fertilizing the fields. And the house where I live with my wife is a kind of refuge, a bubble of serenity which is good to be back in the evening. Perhaps this is turning back to be child again, too.

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C’è una bottiglia di plastica, su un mobile della cucina, alla quale ho tolto l’etichetta per evitare spiacevoli disguidi. In effetti il contenuto ha più o meno lo stesso colore di quello che c’era in origine, ma dubito che il sapore sia lo stesso: in ogni caso non ci tengo a provare.

Da quando ho ritirato da mia mamma il pacco arrivato la scorsa settimana, ho cominciato ad avere a che fare con caraffe graduate, siringhe e intrugli strani. Niente di così esotico: sono semplici fertilizzanti liquidi, nella misura di 4 millilitri ogni litro d’acqua. Le piante sembrano gradire: le foglie sono sempre più verdi e grandi e sto prendendo in seria considerazione l’ipotesi di iniziare con la migrazione in vasi più grossi, da mettere fuori. Certo, si aprirebbe tutto il capitolo di quale terriccio scegliere e alla fine forse prenderei quello che trovo piuttosto che cercare in giro il meglio del meglio. Nella mia ignoranza, sono rimasto assai sorpreso dalla varietà di articoli che si possono trovare in giro e, a giudicare dai nomi di alcuni, la coltivazione del peperoncino non sembrerebbe proprio il target principale. Ma le esperienze che ho letto in giro sono tutte così entusiastiche che mi sono convinto a iniziare l’attività di stregone novello: il primo prodotto è la pozione per peperoncini. Sembra Coca Cola, è in una bottiglia di Coca Cola, ma c’è anche scritto sopra un bel “Non si beve”: non sia mai che qualche bimba un po’ distratta ci provi…

There is a plastic bottle, a mobile kitchen, from which I removed the label to avoid unpleasant disappointment. In fact the content is more or less the same color as what was originally, but I doubt that the taste is the same: in any case I don’t want to try.

Since I retired the package from my mom last week, I started having to do with jug, syringes and strange concoctions. Nothing so exotic: they are simple liquid fertilizers, the rate of 4 milliliters per liter of water. It seems the plants love it: the leaves are always greener and bigger and I’m seriously considering the idea to start with the migration to larger vessels, to put it out. Sure, so it would open up the whole chapter of soil which I may eventually choose and in the end I could take what I find rather than looking around the very best. In my ignorance, I was very surprised by the variety of items you can find around, and judging by the names of some, the cultivation of chili just does not seem the main target. But the experiences I read about are all so excited that I convinced myself to start witch new activities: the first product is the potion for chillies. It seems Coke, it is a Coke bottle, but there’s also written a nice “do not drink”: just to be sure that some girl a bit distracted won’t give it a try…

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Alle volte mi stupisco di come basti scoprire una nuova passione non solo per ampliare le proprie conoscenze, ma anche per entrare in contatto con tante persone che sarebbero rimaste delle perfette sconosciute. L’improvvisa decisione di far fare un salto di qualità alla mia passione per il piccante, decidere cioè di non limitarmi a essere un consumatore finale ma anche un “produttore”, mi ha portato a cercare sulla rete informazioni sulla coltivazione dei peperoncini. In particolare, sono approdato a un forum dove ho trovato delle persone eccezionali sia umanamente, sia come preparazione e disponibilità, che con il loro esempio e i loro consigli mi hanno dato una grande spinta per far partire la piccola coltivazione casalinga. La foto che vedete in coda a questo post proviene da uno di questi simpatici “pepperfriends”, mich, un ragazzone svizzero davvero in gamba che ha documentato come a fronte di una semina contemporanea ci sia una differenza abissale tra piante cresciute sotto la luce naturale e piante cresciute in lightbox (una struttura dove le piante ricevono luce artificiale – e calore – per un tempo determinato a priori e con intensità simile a quella estiva). Certo, nemmeno la mia migliore imitazione di Mortino riuscirà a convincere quella santa di mia moglie a costruirne uno in tavernetta (sostiene che sarebbe uno spreco di energia e probabilmente non ha tutti i torti), ma i risultati sono di certo strabilianti e ben fanno immaginare la differenza tra un approccio più leggero e uno più “da professionisti”. Sempre a proposito di mich, consiglio vivamente un giro sia sul suo shop online, sia sul suo canale youtube, dove potrete vederlo alle prese con gli assaggi direttamente dal suo orto (certo, i folli down under sono ancora su un altro livello, ma vi sfido a fare anche solo la metà dei suoi assaggi!).

Edit: a proposito dei lightbox, mi fa notare il buon mich che senza accorgimenti tecnologici, alle “nostre” latitudini, ottenere frutti maturi di determinate varietà è quasi impensabile e che nel nord Europa, particolarmente nelle regioni scandinave (dove si svolgono anche gare ufficiali di mangiate piccanti!), molte coltivazioni non vedono nemmeno la VERA luce …

Sometimes I wonder how discovering a new passion is useful not just to expand one’s own knowledges, but also to get in touch with many people who would have been perfectly unknown. The sudden decision to make a quantum leap in my passion for spicy foods, that is, deciding not only to be a final consumer but also a “producer”, has led me to look on the net information on the cultivation of chillies. In particular, I came to a forum where I found some exceptional people, both humanly and as preparedness and readiness, who with their example and advice gave me a big boost to start my small home-grown. The photo you see at the tail of this post comes from one of those “pepperfriends”, mich, a swiss lad really good that has documented how, even with a contemporary seed, there is a vast difference between plants grown under natural light and plants grown in lightbox (a structure where the plants receive artificial light – and heat – for a time determined in advance and with intensity similar to the one they would get in summertime). Of course, not even my best imitation of Mort would be able to convince that holy woman (my wife) to build one of those in our tavern (she says it would be a waste of energy and probably she has a point), but the results are certainly amazing and are a good example to imagine the difference between a lighter approach and a more “professional” one. Speaking of mich, I highly recommend a trip both on his online shop and on his youtube channel, where you can see him struggling with some samples directly from his garden (yes, the mad guys “down under” are yet another level, but I challenge you to eat even half of his samples!).

Edit: speaking of lightbox, mich just told me that without techniques like this one, at “our” latitudes would be almost unimaginable to get ripe fruit of certain varieties and that in northern Europe, particularly in the Scandinavian region (where there are hot-eating contests, too), many cultivations do not even see the TRUE light they would need…

differenze tra due habanero black

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Oggi è andata meglio: sono riuscito a far continuare a Baudolino il suo racconto e al ritorno, nonostante qualche bizza, Ubuntu ha fatto il bravo e ho scribacchiato due o tre cosette.

Tornato a casa, la Balance Board mi ha comunicato la perdita di ben 7 etti, al che ho festeggiato con una fetta di pane spalmata di “Capriccio di pesce”, gentile omaggio culinario di un collega calabrese (pesce ghiaccio, olio di semi di girasole, sale e peperoncino).

E sì, oramai la mia passione per il cibo piccante sta toccando nuove vette. Cerco di assaggiare quante più cose riesco a base di peperoncino e, da questo inverno, penso di partire con la coltivazione di tre specie: habanero chocolate (o similare), hot lemon e naga morich (o similare). Del primo ho già una decina di semini, mancano gli altri due!
Sempre nuove avventure! :D

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