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La Bussola Strabica

Il blog di Luca Romanello: pensieri sparsi, divagazioni (in)sensate e quant'altro… Ora bilingue: scritto male, MA DUE VOLTE!

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Tag: Scrittura

Stamattina, alle 5.30, ero sveglio. Da quel momento in poi non sono più stato in grado di riaddormentarmi. La cosa bella è stata che, invece di farmi seghe mentali sul lavoro, ho cominciato a pensare a un sogno che avevo fatto durante la notte: c’era mio padre che mi parlava di un mio libro. Ovviamente non poteva essere quello che sta per uscire, la mia sensazione era che si trattasse di quello che sto scrivendo: ma, mentre me ne parlava, mi sono reso conto che stava descrivendo Battlestar Galactica e – sempre nel sogno – ho cominciato a pensare se stessi effettivamente copiando quanto accade in quel telefilm. Soltanto quando mi sono svegliato sono stato in grado di ricordarmi che il nuovo romanzo è completamente diverso. Che cosa strana! Mi ha fatto molto piacere rivedere il mio babbo, anche se solo in sogno: in questi undici anni mi è mancato moltissimo. Mi rendo conto che non avrebbe approvato alcune mie decisioni, ma su altre credo sarebbe stato fiero di me. E anche se non sempre ci riesco, cerco di seguire il suo esempio, o l’esempio di come mi ricordo che era (è possibile che le due cose non coincidano perfettamente). Per questo, Frammenti di Passato è dedicato a lui: è vero che pubblico con contributo, sarà forse vero quello che sostengono molti, cioè che sia un modo per approfittarsene, ma nel mio romanzo ci credo e prima di vedere qualcuno arrivare alla mia idea prima di me (come già successo in passato) preferisco farla uscire – è un sacrificio, certo, ma lo prendo per quello che è e non mi faccio soverchie illusioni, di nessun tipo (anche se mi piace scherzarci su – amo non prendermi troppo sul serio!). E mi ero ripromesso che il primo romanzo pubblicato sarebbe stato dedicato a lui.

This morning, at 5:30, I was awake. From that moment on, I haven’t been able to sleep again. The nice thing was that, instead of torturing me with job thoughts, I started thinking about a dream I had during the night: there was my father who told me about my book. Obviously it couldn’t be the one that’s about to be published, my feeling was that this was the one I’m writing but, as he spoke, I realized he was describing Battlestar Galactica and – always in my dream – I began to wonder if I was actually copying what happens in this telefilm. Only when I woke up I was able to remember that the new novel is completely different. How strange! I was pleased to see my father, even if only in a dream: in these eleven years I missed him a lot. I realize that he wouldn’t have approved some of my decisions, but on other ones I believe he would have been proud of me. And even if I don’t always succeed, I try to follow his example, or the example of how I remember he was (it is possible that the two do not coincide perfectly). For this, Fragments of the Past is dedicated to him: it is true that it is published via a money contribution by me, it may be true, as many argue, that is a way to exploit it, but I believe in my novel and I prefer to see it printed and published, before someone else gets first to the same idea I had (as happened in the past) – it’s a sacrifice, sure, but I take it for what it is and I have no extravagant illusions of any kind (although I like to joke about it – I love not taking me too seriously!). And I had promised myself that the first published novel was dedicated to him.

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Oggi, nel mio primo giorno di mutua forzata causa stress, ho cercato di dedicarmi alle mie passioni. Certo, mi sono anche riposato, anche perché ne avevo davvero bisogno. Però non ho voluto rinunciare a dare un’occhiata su internet alla ricerca di spunti per pormi degli obiettivi. E infatti eccolo lì, un premio letterario dedicato a fantascienza e fantasy: l’obiettivo adatto per dare una sferzata alla scrittura del mio romanzo. Ovviamente non quello che dovrebbe uscire a breve, un altro. Al momento siamo a undici capitoli scritti (dieci e mezzo, diciamo) su venticinque preventivati, quindi il lavoro da fare è ancora tanto e c’è sempre l’incognita del blocco: da quando è morto mio papà, ormai undici anni fa, non sono più riuscito a portare a termine null’altro che pochi racconti. Di sicuro ha contribuito molto il lavoro, sempre più impegnativo, sempre più ingordo, sempre più stressante: in queste condizioni è difficile riuscire ad avere la mente abbastanza riposata, alla sera, per essere in grado di buttare giù qualcosa. Questo poi si traduce anche in un esponenziale incremento della difficoltà, qualora si trovasse il modo di affrontare le pagine bianche: come tutte le cose (e forse più di altre), la scrittura ha bisogno di allenamento continuo. Avessi a disposizione tutto il giorno sarebbe molto diverso, ma d’altra parte è il prezzo che si deve pagare per avere un’indipendenza economica, così difficile al giorno d’oggi. Per questo, devo approfittare di questi giorni di tranquillità a casa, sempre sperando che i dolori e la stanchezza non abbiano il sopravvento. Sarei soddisfatto se riuscissi a scrivere tre-quattro capitoli: non molto, ma mi consentirebbe di superare la metà del romanzo e di sbloccarmi. E forse sarebbe tutto in discesa, da lì in poi.

Today, in my first day of  forced stop caused by too much stress, I tried to devote myself to my passions. Of course, I also rested, because I really needed it. But I also gave a look on the internet, looking for ideas to give myself targets. And indeed there was something, a literary prize devoted to science fiction and fantasy: the suitable target to commit me once again to the writing of my novel. Obviously not the one that should come out soon, another one. I currently have eleven chapters written (ten and a half, to be precise) and twenty-five budgeted, so there’s still much work to do and there’s always the unknown factor of the block: since my dad died, that was eleven years ago, I haven’t been able to put an end to anything more than a few short stories. My job has certainly has an important role in this, more and more demanding, more and more greedy, more and more stressful: in these conditions it’s difficult to get enough rest for the mind in the evening to be able to throw something down on the paper. This then turns into an exponential increase in difficulty, if you find a way to deal with the blank pages: like all things (and perhaps more than others), writing needs continuous training. Would I have all day available, that would be very different, but tis is the price you pay to have economic independence, so hard today. For this, I have to enjoy these days of tranquility at home, always hoping that the pain and fatigue do not have the upper hand. I would be happy if I could write three-four chapters: not much, but I would exceed half of the novel and unblock myself. And perhaps it would be all downhill from there onwards.

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Devo fermarmi per una settimana. Lo stress accumulato negli ultimi mesi ha finito per farsi sentire sul fisico. Insomma, ho somatizzato. O almeno, questo è quello che con ogni probabilità è avvenuto.

Per una settimana dovrò staccare del tutto dal lavoro – e se nei fatti sarà relativamente semplice (in fondo basterà non aprire la mail dell’ufficio e rimbalzare tutte le richieste che potrebbero arrivare via Skype o cellulare), so già che con la testa sarà diverso. Motivo per cui dovrò trovare il modo di impegnarla in altro.

Potrebbe persino essere l’occasione buona per “dare una botta” ad alcuni progettini letterari sui quali, devo dire, mi piacerebbe molto mettere mano pesantemente. Vedremo.

I must stop for a week. The stress I accumulated in last months influenced my physical. So I somatized. Or at least that’s what probably happened.

For a week I’ll have to completely disconnect from work – and if this will be relatively simple in facts (basically just don’t open the office mail and bounce all the requests that may arrive via Skype or phone), I already know that with my head will be different . That’s why I should find other ways to engage it.

It might even be a chance to “give a blow” to some literary projects on which, I must say, I’d love to put a heavy hand upon. We’ll see.

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Molto brevemente: ho terminato la revisione del testo in cerca degli ultimi refusi e anche la copertina adesso è accettabile. A questo punto, comincio a sentire già il libro sotto le mie dita…

I viaggi sono anche fatti di sacrifici e di piccoli passi: qualcosa si muoverà, se sarò io a muovere per primo.

Very briefly: I finished the revision of the text in search of the last typos and the cover is now acceptable, too. At this point, I alredy begin to feel the book under my fingers…

Trips are made of sacrifices and small steps, too: something will move, if I’m going to move first.

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Parrà strano, ma non sto parlando della situazione peperoncini.

Non so quanto dipenda dal fatto che al lavoro sto passando un periodo estremamente deprimente e avaro di soddisfazioni, ma ho trovato nuovi stimoli nella scrittura, sotto varie forme. In primis, dovrei forse parlare del lavoro sul romanzo che, è quasi ufficiale, dovrebbe uscire entro fine mese – ma a questo proposito si tratta oramai di un lavoro assai di fino, siamo alla correzione degli ultimi refusi. C’è poi il blog, sul quale ho ripreso a postare con una frequenza non da malato terminale, anche se i visitatori sono pochi (ma sono in ascesa, potere dell’autopromozione!). I social network non sarebbero considerabili, ma tramite un’amica su Facebook sono arrivato a perFiducia 2.0 e, come dire, mi ci sto divertendo! Insomma, ho ritrovato il piacere di giocare con le parole, di metterle in fila in modo da esprimere quello che sento, le mie fantasie, il mio quotidiano.

Mi serve anche per combattere il grigiore di alcune situazioni e di alcune persone. E ogni tanto ho bisogno di ricordarmi che non sono mediocre come loro.

It may seem strange, but I’m not talking about the chillies.

I don’t know whether this depends from my job, where I’m going through an extremely sad and miser of satisfactions, but I found new motivations in writing, in various forms. First, I should perhaps mention the work on the novel that should come out later this month – but in this respect there isn’t much work to do, we are in the typos-correction phase. Then there is the blog, on which I started posting almost frequently once again, even if the visitors are few (but are on the rise, self-sponsorship power!). Social networks maybe shouldn’t be covered, but through a friend on Facebook I came to perFiducia 2.0 and, well, I’m enjoying it! Well, I rediscovered the pleasure of playing with words, to put them in a row so as to express what I feel, my fantasies, my daily life.

I need also to combat the grayness of certain situations and certain people. And sometimes I need to remember that I am not poor and ordinary like them.

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In seguito all’uscita del film Avatar, notevolissima opera di James Cameron, ho deciso di sospendere i lavori e di pubblicare quanto prodotto finora del racconto H’Pah’sooj (cominciato nel 2002, abbandonato e poi ripreso qualche mese fa). Le somiglianze tra gli eventi narrati dalla pellicola cinematografica e dal racconto, tanto involontarie quanto sorprendenti soprattutto per quanto riguarda la parte tuttora nella mia testa, non giustificano l’investimento di ulteriore tempo nella sua stesura: qualora tuttavia riscuotesse un interesse più che tiepido nei gentili visitatori di questo sito, si valuterà se riprendere i lavori – in coda ad altri progetti, o prima, in base agli eventuali feedback ricevuti.

In sostanza, questo è quanto ho scritto nella home del mio sito. La visione del film è stata un’esperienza emozionalmente molto forte: da un lato, ho potuto assistere a un’orgia visiva cui non avevo mai assistito prima, dall’altro, ho provato rabbia e mortificazione nel vedere come qualcun’altro sia arrivato prima di me a esporre una serie di idee. Si tratta molto probabilmente di presunzione, ma non è la prima volta che mi capita: dovrei prendere il buono di questa situazione, cioè che comunque le mie idee tanto male non sono, e mettermi a lavorarci sopra con impegno per arrivare prima degli altri. Chissà, magari a marzo qualcosa cambierà.

Perché marzo? Perché a marzo finalmente pubblico un romanzo – di fantascienza, non sia mai! :D

Dopo anni di tentativi più o meno convinti, è arrivato anche per me il momento di provare con maggiore convinzione a percorrere questa strada… perché, come diceva Lao Tzu, “Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo”.

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Pensieri sparsi.

Le vacanze sono state deleterie. Sono tornato a quota 95 chili e la Balance Board, giustamente, mi ha dato dell’obeso.

Quindi, si ricomincia con la dieta. Nella prima settimana ho perso 3 chili e cominciavo a essere un filo più tranquillo.

Stamattina, però, dal dottore ero di nuovo 95. Complice il fatto che ero completamente vestito, di sicuro, tuttavia è stato un colpo al mio amor proprio. Per non parlare del fatto che, parole sue, i fattori di rischio sono importanti.

Per fortuna pare che il dolore al torace sia solo qualcosa di intercostale!

Stasera, 13 minuti di corsa per il mio Mii, dopo un tempo inenarrabile: ero distrutto, alla fine. Ben mi sta, dovrò fare ben altro per tornare a un livello accettabile.

Di ritorno, sul treno per Carmagnola (mia nuova residenza, da 3 mesi), mi sono accorto che l’ordine di due capitoli del romanzo che sto scrivendo deve essere invertito. Per fortuna avevo fatto uno schemino, a suo tempo! Ora come ora mi serve solo come promemoria, ma mentre scrivo (poco) cambio (molto). Piovono cose strane, lì, e la gente quasi non ha il tempo di aver paura.

Si ha da continuare (traduzione liberissima dell’anglofono “to be continued” :D )…

P.S.: per i vecchi amici bloggistici che passano ancora di qua, sono inaffidabile e discontinuo… Perdonate la mia latitanza…

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Praticamente un anno senza scrivere… Roba da chiodi!

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Oggi esce il settimo volume di Saper Scrivere, il corso di scrittura di Repubblica e L’Espresso, in collaborazione con la Scuola Holden di Torino. Da quanto ne ho scoperto l’esistenza, cerco di accaparrarmene una copia. Non che ci sia pericolo di non trovarne, anzi! Ma non si sa mai.
Ogni strumento in più che posso sfruttare per migliorarmi non può e non deve essere tralasciato.
Porsi un obiettivo potrebbe essere un ulteriore passo e allora, un paio di settimane fa, ho deciso di pormelo: entro fine anno uno dei miei romanzi – quello con maggiori potenzialità – deve essere pronto per poter affrontare un concorso di narrativa. Dove per “pronto” non si intende di sicuro “finito”: se c’è una cosa che ho imparato leggendo manuali di scrittura creativa, è che quando termini la prima stesura sei appena all’inizio del tuo lavoro. Fossi stato così furbo dieci anni fa, quando mi buttai senza nessuna preparazione specifica sul Premio Urania – non ottenendo manco le pernacchie della giuria, come è giusto.

Devo dire che, a riprendere in mano “Frammenti di passato”, titolo del decennale work in progress, con qualche conoscenza in più, l’effetto è stato stupefacente: come se mi avessero tolto un velo da davanti agli occhi, ho notato una serie al-lu-ci-nan-te di imperfezioni e incongruenze, cose per le quali nella mia beata ingenuità non sarei mai stato in grado di fare autocritica.
La sostanza è che mi trovo a dover riscrivere larghi brani, rimaneggiare pesantemente pezzi che ritenevo molto buoni: già solo per iniziare, ho dovuto estrarre dal primo capitolo un prologo che inizialmente era un flashback. Il risultato comincia a essere soddisfacente, ma conto di fare ancora di meglio, nel prosieguo. Pensare che sono appena a pagina 14 (di 267 della versione originale)!
Primo obiettivo intermedio: terminare questa prima, importante e drastica revisione entro fine luglio. È necessario, perché con il matrimonio imminente non ho idea di quanto riuscirò a fare tra agosto e settembre e gli ultimi mesi dell’anno vorrei dedicarli a limare, per quanto possibile, magari anche su consiglio di qualche lettore volenteroso e spietato.

Ci avevano visto giusto? Sì. Ora bisogna dimostrarlo.

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Ce la farò? Non ce la farò?

Per ora: pioggia fuori, sole dentro.

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